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Nuove resistenze e fascismi digitali. Se ne parla sabato 29 marzo alle 17

Comunicato stampa pubblicato il giorno 25/03/2014

Sede ANPI di Urbino, Via Oddi, 11

Con Giovanni Torrisi e Fabio Giglietto dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo

I fascismi, da Goebbels a Pavolini, hanno sempre fatto uso delle nuove tecnologie per veicolare e imporre culturalmente le proprie visioni del mondo. Dai cinegiornali al web, dalla radio ai social network, i fascismi usano gli strumenti della comunicazione per acquisire e mantenere consenso e supporto, imbastendo una propaganda martellante e mettendo a tacere le voci dissonanti. C’è però un’importante differenza rispetto al passato, implicita nella configurazione dei nuovi mezzi di comunicazione. Se stampa, cinegiornali e radio sono dei mezzi unidirezionali, cioè il ricevente del messaggio non può interagire, web e social network richiedono, per definizione e per la loro stessa sopravvivenza, un ingente contributo da tutti i partecipanti alla comunicazione. I fascismi si ritrovano così costretti al confronto con idee alternative. Parallelamente sorgono nuove resistenze, resistenze digitali alla discriminazione, all’oppressione, all’egoismo mitizzato dell’etnia e del territorio come recinto. Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito, solo per citare alcuni esempi, al ruolo giocato da Facebook e Twitter durante le primavere arabe, alle rivelazioni di Wikileaks e Edward Snowden sui segreti di Stati democratici e all’emergere di movimenti politici che indicano la rete come nuovo spazio della partecipazione. Ha dunque ragione chi sostiene che web e social network sono ambienti intrinsecamente democratici? O non è piuttosto vero, come sostengono altri, che questi spazi supportano forme di attivismo sterili e strategie di controllo più che mai pervasive?  

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